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Condanna a Google: "Non ha impedito la pubblicazione di quel video" Stampa E-mail
Scritto da Segreteria   
Lunedì 08 Marzo 2010 00:00

insegna GoogleTre condanne, un'assoluzione e una "prima" mondiale: Google non solo alla sbarra, ma anche responsabile per non aver impedito nel 2006 la pubblicazione sul motore di ricerca di un video che mostrava un minore affetto da disabilità psichica insultato e picchiato da quattro studenti di un istituto tecnico di Torino. Il tribunale di Milano ha condannato oggi tre dirigenti di Google accusati di diffamazione e violazione della privacy (sei mesi di reclusione inflitti a ciascuno, pene comunque sospese) e ne ha assolto un quarto. E la reazione dell'azienda di Mountain View è durissima: "Un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito internet", secondo il portavoce di Google, Marco Pancini.

Nel dettaglio, il giudice ha condannato a sei mesi di reclusione  David Carl Drummond, ex presidente del cda di Google Italy e ora senior vice presidente, George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italy e ora in pensione, e Peter Fleischer, responsabile delle strategie per la privacy per l'Europa di Google Inc. I tre sono stati condannati per il capo di imputazione di violazione della privacy, mentre sono stati assolti per quello relativo alla diffamazione. Nei loro confronti l'accusa aveva chiesto pene comprese tra 6 mesi e un anno di reclusione. È stato assolto invece Arvind Desikan, responsabile del progetto Google video per l'Europa, a cui veniva contestata la sola diffamazione. Il video con le vessazioni al disabile venne girato da quattro studenti nel maggio 2006 e poi caricato su Google Video l'8 settembre 2006, dove rimase, anche nella sezione "video più divertenti", fino al 7 novembre, prima di essere rimosso. Aveva totalizzato più di 5 mila contatti. Nel filmato, come noto, mentre una decina di compagni di classe osservano la scena, uno dei ragazzi sferra qualche pugno e qualche calcio al giovane disabile. Un altro ragazzo è intento a riprendere la scena con la telecamera, mentre un terzo disegna il simbolo "SS" sulla lavagna e fa il saluto fascista. Il ragazzo aggredito rimane immobile. Al giovane disabile vengono anche tirati oggetti e per ripararsi lui perde gli occhiali e si china a cercarli affannosamente. Il tutto, nell'indifferenza del resto della classe.

Nel corso del processo, che la difesa di Google aveva chiesto fosse svolto in assenza di giornalisti, il padre del ragazzo disabile aveva ritirato la querela nei confronti degli imputati. "Faremo appello contro questa decisione che riteniamo a dir poco sorprendente- dice il portavoce di Google - dal momento che i nostri colleghi non hanno avuto nulla a che fare con il video in questione, poichè non lo hanno girato, non lo hanno caricato, non lo hanno visionato: se questo principio viene meno, cade la possibilità di offrire servizi su internet".

 
Alunni con disabilità, il no delle scuole private: "Iscriveteli alle statali" Stampa E-mail
Scritto da Segreteria   
Mercoledì 03 Marzo 2010 00:00

Disabili e istituti privatifonte: Superabile.it

Per i genitori di un alunno con disabilità iscrivere il proprio figlio alla scuola paritaria può diventare un percorso a ostacoli, acuendo le difficoltà quotidiane che le famiglie con bambini e ragazzi disabili si trovano ad affrontare: fra le scuole private infatti vige il "fai da te", con realtà positive che si accompagnano a casi di vera e propria discriminazione. Un viaggio fra alcuni istituti privati paritari mostra una realtà difficile: alcune scuole, violando la normativa, rifiutano l'iscrizione dei ragazzi con disabilità ("Mandateli alla statale - dicono - là sono meglio organizzati"), altre invece accettano gli alunni, ma scaricano sui genitori il costo dell'insegnante di sostegno, che viene pagato dallo Stato solamente nelle scuole primarie paritarie e parificate. L'impressione complessiva è quella di una grande confusione e che il principio dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità non sia adeguatamente avvertito come un obbligo, morale e culturale, prima ancora che giuridico.

La vicenda di Luca è solo una delle tante. Lui è un bambino con sindrome di down e la famiglia ha girato cinque scuole prima di trovare quella giusta. Le prime tre non lo hanno proprio voluto e fra le due che lo avrebbero accettato i genitori hanno scelto quella più comoda per i ritmi familiari. "Spesso - raccontano all'Anffas - la scuola privata è quella più vicino a casa, e alla fine molti genitori sono disposti a fare un ulteriore sacrificio economico" per avere questo ‘lusso'.

 

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Giornata delle Malattie Rare 2010 Stampa E-mail
Scritto da Segreteria   
Venerdì 26 Febbraio 2010 10:10

Giornata MAlattie Rare 2010fonte: UNIAMO - Federazione Italiana Malattie Rare ONLUS 

"Pazienti e Ricercatori: insieme per la vita!"

Il tema scelto per la Giornata delle Malattie Rare 2010 è il rapporto tra la ricerca scientifica e le malattie rare e la sua personificazione nel rapporto ricercatore - paziente.

Un ponte tra pazienti e ricercatori

le malattie rare rappresentano un settore molto importante per la ricerca, sia essa di base, biomedica, traslazionale o applicata. E la ricerca stessa è la grande speranza per milioni di pazienti sparsi nel mondo che oggi non hanno ancora una certezza sulla loro malattia o un farmaco per controllarne le manifestazioni o per guarire.
Negli ultimi dieci anni i progressi tecnologici hanno aperto nuovi sconfinati orizzonti di conoscenza per la ricerca scientifica, sono stati creati importanti programmi di ricerca pubblica e investite grosse somme di denaro. Ma i progressi sono lenti e ancora insufficienti per soddisfare i bisogni dei pazienti.

I bisogni dei pazienti e dei ricercatori

Raramente si riflette sul fatto che anche i ricercatori hanno dei bisogni che trovano nel paziente il loro miglior partner per la ricerca. Il loro lavoro sarebbe inutile senza i pazienti che partecipano ai trials clinici, senza le informazioni genetiche dei pazienti conservate nelle biobanche, senza quello straordinario essere i massimi esperti della loro esperienza della malattia: chi può meglio dei pazienti "conoscere" la propria malattia rara?
E anche le associazioni di pazienti possono essere ottimi partner dei ricercatori, grazie alla loro capacità di poter agire in rete, trovare fondi, organizzare gruppi di lavoro e ricerca.

 

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